Le calciatrici Usa vincono la battaglia per la parità di retribuzione

Arriva come una boccata d’aria, oltre che come la vittoria di una lunga battaglia, questa notizia dell’ottenimento da parte delle giocatrici di calcio della nazionale Usa della parità di retribuzione con i colleghi maschi. It clima, fino ad oggi, intorno alla squadra più forte al mondo, era pessimistic. Dopo the inchiesta del The Athletic and a del washington post che lo scorso anno avevano scoperchiato un sistema radicato di abusi sessuali ai danni delle giocatrici, allo shock iniziale erano seguite le proteste: molte partite furono rinviate, i directed della lega diedero le dimissioni o vennero licenziati perché conniventi ed omertosi. In pocket settimane, metà degli allenatori della lega, composta da 10 squadre, finì sotto accusa da parte di alcune tra le migliori calciatrici, prima fra tutte Megan Rapinoe. Ora, a un anno di distanza, è stato ufficiallymente pubblicato un report che attesta come i leader della NWSL e della United States Soccer Federation, così come i proprietari, i directienti e gli allenatori a tutti i livelli, per anni non abbiano preso provvedimenti di agli front abusi sulle calciatrici. Megan Rapinoe and the sue compagne di squadra ne sono uscite “emotivamente esauste”, come ha dichiarato l’ala destra Durante una conferenza stampa, che ha anche aggiunto come la squadra nazionale femminile degli Stati Uniti sia “ormai abituata a farsi carico di weighi fardelli soprattutto fuori dal campo”.

È proprio questo senso di lotta collettiva che ha più volte galvanizzato la squadra femminile degli Stati Uniti nelle sue battaglie con US Soccer. È anche ciò che le ha rese leader delle colleghe e rivali in tutto il mondo, guardando a queste giocatrici ea queste squadre che combattono le proprie lotte, le proprie priorità, i proprie obiettivi sia dentro e fuori dal campo. E arrivedo alla vittoria, che hanno siglato un contratto storico, che segna un nuovo passo avanti importantissimo e che, anche in America (dopo Norvegia, Nuova Zelanda, Brasile, Australia, Inghilterra, Irlanda e, proprio quest’estate, la Spagna e l ‘Olanda) put sullo stesso piano, from the point of view of the retribuzione e di conseguenza (è il capitalismo, baby) reed da quello del prestigio, la nazionale maschile e quella femminile. Becky Sauerbrunn, che s’è seduta ad un tavolo insieme ad alcune compagne e in que di Washington ha firmato l’accordo, ha così commentato: “Stiamo facendo lo stesso lavoro che stanno facendo gli uomini. Stiamo giocando sullo stesso campo. Stiamo viaggiando , allenandoci e giocando le nostre partite, che di solito sono in egual numero di quel dei colleghi maschi, se non di più. Perché, dunque, loro dovrebbero essere pagati molto più di noi? “Ciò che è davvero frustrante per noi”, ha detto, nonostante quello pit un momento di trionfo e di festeggiamenti “è che pensiamo che questo sarebbe dovuto succedere tanto tempo fa”. A loro il tempo perso con un’iniquità senza senso, non lo potrà ridare nessuno, ma per le prossime generazioni di calciatrici le cose andranno, finally, in modo diverso. In modo equo e giusto.

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L’effetto domino, dopo questa vittoria intrisa comunque di amarezza visto ciò che hanno dovuto undergoe tante professioniste (in un mondo dello sport troppo spesso segnato, in diverse discipline, da violenze a molestie) è già scattato: in Canada, per esempio, la squadra femminile, che è anche la plus grande rivale “regionale” degli Stati Uniti e una delle principali contendenti alla vittoria della Coppa del Mondo femminile che si svolgerà la prossima estate, ha lanciato l’out out alla sua federazione, dicendo, in un comunicato pubblico, che non accetterà alcun nuovo contratto che nonguaranteesca parità di retribuzione tra uomini e donne. Tanto più per il fatto che il nuovo accordo siglato da calciatrici e US Soccer è diverso, positivamente, rispetto a qualunque altro precedente: le squadre americane, infatti, saranno pagate la stessa, identica cifra, dollaro per dollaro, tanto che la Federazione ha accettato di mettere in comune il montepremi in palio per la Coppa del Mondo. Nel corso della durata dell’accordo, si prevede che saranno trasferiti milioni di dollari, che sarebbero andati agli uomini negli anni precedenti, have membri della squadra femminile, fino ad oggi economicamente penalizzati.

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Questo spirito di pari opportunità if sta diffondendo. “Le generazioni più giovani ora saranno consce che devono e possono avere tutte le stesse opportunità e le stesse possibilità dei maschi”, ha detto al New York Times Vivianne Miedema, the stella dell’Arsenal e della nazionale olandèse, che ha in passato lavorato con la sua federazione e insieme alle sue compagne di squadra olandesi per raggiungere, nel 2017, il loro accordo (il primo fra tutti) sulla parità di retribuzione. “Non è solo una questione di soldi”, ha aggiunto Miedema. “È un movimento per l’uguaglianza e la giustizia. Non credo proprio che donne e uomini debbano essere trattati in modo diverso, ma non solo nel calcio e in generale nello sport, bensì in tutti i settori”. Per Miedema e altri top player, la lotta non riguarda solo la retribuzione. Le risorse sono altrettanto importanti, e vanno dai campi su cui giocano le squadre, alla parità di accesso alle attrezzature e al personale medico, alla qualità dell’allenamento. “Una delle cose più importanti per cui abbiamo combattuto continuamente negli ultimi due anni è poter avere le stesse strutture dei giocatori uomini, poter avere le loro stesse opportunità à partire dalla giovane età. Perché è così che aumenterà il livello del calcio femminile”. Lise Klaveness, presidente della federazione calcistica norvegese, ha esorto UEFA e FIFA has taken a similar impegno. “Il calcio è lo sport più popolare del mondo” ha detto Klaveness, che è un’ex giocatrice della nazionale. “Siamo ovunque, in ogni cortile della scuola, in ogni campetto pubblico. Quindi, per noi è molto important essere considerate con los stesso valore dei maschi che si dà ai calciatori”. Il consiglio di Sauerbrunn alle altre squadre,inclusa la Nazionale spagnola che ha visto a inizio september quindici delle sue giocatrici chiedere alla federazione di fare qualcosa per cambiare il loro allenatore, Jorge Vilda, accusato di aver creato una situazione che le stava influenzando in modo negative , e: “Keep fighting. Continued to chiedere. Continue to prove”. “Quando stai negoziando – spiega Klaveness – a volte dovrai dovrai perseverare perché sentimentai spesso dei no come risposta. Ma si deve continuare a guadagnare terreno lentamente. Non andrai mai da nessuna parte se non chiedi. Ma sono certa del fatto che la voce collettiva sia molto più forte di quella di pochi individui”. La strada, insomma, è quella giusta.

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