The fascino of the icon of the new Sport Photography Museum

Con la dovuta eccezione del calcio, l’Italia si riscopre sportiva solo ogni quattro anni, cioè in corrispondenza delle Olimpiadi. A giochi conclusi i campioni che hanno fatto grande la nostra estate progressively iniziano a sparire dalla covertura media e le immagini cheduring all agosto hanno occupato siti web, magazine and social network di botto non sono che un ricordo. La cultura dello sport non è esattamente il fondamento del nostro Paese ma, grazie a chi ci fa sognare con i suoi risultati, ogni tanto si accendono le luci anche sulle discipline meno mainstream.

Lo sport, d’altra parte, non è mai solo sport. Il pugno chiuso dei due velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos ai Giochi Olimpici di Città del Messico del 1968 è diventato, grazie anche allo scatto di John Dominis, un simbolo mondial delle battaglie per i diritti civili portate avanti dagli afroamericani, oltre che uno degli scatti most famous of the Novecento. I due velocisti infatti, saliti sul podio per ricevere le medaglie, anziché cantare l’inno americano chinarono la testa e alzarono un pugno chiuso avvolto da un guanto nero.

Lo scatto del secondo olimpico di Bebe Vio, conquistato a Tokyo 2020, è già diventato simbolo di resilienza e forza di volontà e l’abbraccio tra Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, che sempre a Tokyo la scorsa estate hanno scelto di ricevere la medaglia ex aequo nel salto in alto, anziché ripetere l’ultimo salto, è un manifesto per il fair play.

A Milano è stato inaugurato il primo centro in Europa dedicato alla sportiva photography: nello Spazio Tadini ha infatti aperto i battenti il ​​21 ottobre lo Sport Photography Museum, voluto da una delle socie del centro, Federicapaola Capecchi, che da anni collaborator with Alessandro Trovati, fondatore dello Spm and photography of sport are more important to livello internazionale. “Lavorando con Trovati ho avuto modo di conoscere all le sfaccettature della sportiva photography, che è un genere troppo sottovalutato, quasi ritenuto di serie B, e mi sono resa conto che in all Europa nessuno with pensato di dedicare uno spazio esclusivamente a questo genere” .

Alessandro Trovati, “BOLT” (Olympic Games, Rio 2016)

The inaugural mostra è l’esposizione permanent di Alessandro Trovati: a retrospettiva che compree tutti i grandi che sono passati dal suo obiettivo: Mohammed Farah, Usain Bolt, Yuri Chechi, Michael Phelps e molti altri. In November sarà poi la volta, la prima in Italia, di una personale di Robert Riger, che esporrà anche opere inedite, mentre a febbraio saranno esposti gli scatti dello sloveno Samo Vidic e ad aprile quelli di Alexander Hassenstein.

“Dare spazio allo sport in questo momento è fundamental in qualsiasi società, perché è portatore di valori sani come il diritto all’uguaglianza, basti pensare ai risultati raggiunti da chi ha una disabilità, e di grandi gesti di sportività, come quello che abbiamo visto quest’estate tra Tamberi e Barshim’. Il centro ospiterà inoltre seminari, presentazioni di libri e workshop “Crediamo sia important diversificare le attività, al di là delle esposizioni, e stiamo anche realizzando il primo archivio fotografico sportivo internazionale: ci Occupiremo di digitalizzare tutto il materiale ricevuto in pellicola”.

Alessandro Trovati, “Giro D’Italia 2020” (Monreale)

Al di là del valore culturale, artistico e documentaristico degli scatti che saranno ospitati dal centro, relativi ai grandi eventi sportivi o più simply al gesto atlético in sé, lo Sport Photography Museum è stato infatti concepito come un luogo dove aprire una riflessione sui valori che lo sport e gli sportivi contribuiscono a veicolare: con le loro imprese e con l’esecuzione perfetta dei movimenti, che si traducono in scatti incredibili, dove è racchiusa tutta l’essenza dello sforzo e della passione.

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